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L’intervista di questo mese è dedicata a tutti coloro che sognano un futuro lavorativo all’estero, in cerca di prospettive migliori, ma non hanno il coraggio di buttarsi. Una che invece “si è buttata” è Fabiola, 23 anni, studentessa universitaria di Bologna, che ha trascorso un’intera estate in Inghilterra, col sogno di fare un’esperienza lavorativa a Londra. Ci ha raccontato come si è trovata, e soprattutto ci ha rivelato qualche trucchetto importante su come affrontare al meglio i colloqui all’estero.

Ciao Fabiola! Iniziamo con una breve presentazione: chi sei, da dove vieni, di cosa ti occupi al momento?

Ciao, sono Fabiola, ho 23 anni e vivo a Bologna, dove studio all’Università di Interpreti e Traduttori.

Quali sono stati gli step che ti hanno portato alla tua esperienza lavorativa a Londra? Qual è stato il motivo principale che ti ha spinto a partire?

Ho scelto di partire innanzitutto per la lingua. Studiando inglese all’università, nel mio futuro ambito lavorativo viene richiesto un certo livello, quindi avevo bisogno di migliorarlo, non solo imparandolo dai libri. Praticarlo sul posto è sempre una buona idea! La mia idea iniziale era quella di praticare l’inglese e nel contempo trovare un lavoretto che mi desse sussidio.

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Al tuo arrivo, c’era qualcuno che ti ha dato una mano a cercare casa? O hai fatto tutto da sola?

Sono partita con il mio ragazzo, Francesco, che è stato con me per un mese, aiutandomi con le faccende più complesse. Lui è stato un grande aiuto, perché inizialmente non sapevo bene da dove partire per cercare casa. Alla fine, sfogliando e sfogliando pagine di annunci immobiliari di affitto, anche online, ho trovato un appartamento dove inserirmi come coinquilina di altre ragazze.

Per quanto tempo hai vissuto a Londra e come ti sei trovata?

Ho vissuto a Londra per 3 mesi (da fine maggio a fine agosto) e in generale mi sono trovata bene. Ma per poterci vivere bisogna essere forti perché altrimenti si viene travolti dai suoi ritmi frenetici. Gli inglesi infatti sono famosi per essere precisi e stakanovisti soprattutto nel lavoro, ma anche nella vita.

Come hai trovato lavoro? Qualcuno ti ha dato delle dritte? Avevi contatti?

Quando sono arrivata, non avevo nessun contatto. Poi mi sono iscritta ad un gruppo Facebook che si chiama “Italiani a Londra” e proprio qui una ragazza aveva postato l’annuncio per un lavoro nel settore hospitality, ovvero tutto ciò che riguarda ristoranti, attrazioni locali, turismo.

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Hai avuto bisogno di documenti specifici per lavorare?

In Inghilterrta per lavorare devi fare il cosiddetto NIN (National Insurance Number), una sorta di codice fiscale inglese che ti permette di lavorare. Bisogna inoltre aprire un conto in banca, non basta possederlo solo in Italia. Queste procedure sono abbastanza lunghe, perciò consiglio di muoversi per tempo.

Che consigli puoi darci sul curriculum più adatto per il Regno Unito?

Dipende dal lavoro che vuoi fare. Io sapevo che avevo solo 3 mesi, quindi non tanto tempo, e il campo più “gettonato” per chi cerca lavoretti di questo genere è quello dell’hospitality. Ovviamente un grande vantaggio che io ho potuto mettere nel curriculum è stata la conoscenza di più lingue.

Come sono i contratti di lavoro in Inghilterra? Ben retribuiti o simili all’Italia?

Sono sicuramente meglio dell’Italia. Il minimo salariale è 7.50 pound all’ora. Il fatto di poter trovare lavoro in meno di una settimana è un grande vantaggio per chi non ha molto tempo ma vuole mettere da parte qualche soldo.

 

Come ti sei preparata per i colloqui? Puoi darci qualche suggerimento per fare buona impressione durante un’esperienza lavorativa a Londra?

A dir la verità, non avevo mai lavorato nel settore dell’ hospitality neanche in Italia. Ricordo che al mio primo colloquio ero molto agitata, anche perché avevo paura di non capire quello che mi avrebbero chiesto. Sono stata fortunata perché ho trovato una ragazza molto carina che mi ha messo a mio agio sin da subito. Durante i colloqui successivi, ho capito che era controproduttivo mostrarsi impauriti. Nel curriculum avevo messo esperienze che non avevo mai fatto e mi sono “allenata” a dirle in maniera convincente. Quindi consiglio di essere spigliati, di non essere agitati e soprattutto assicurarsi che le cose che avete scritto combacino con quelle che andrete poi a dire.

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Fabiola e il suo team di lavoro

Qual era il tuo livello di inglese quando sei arrivata? Hai avuto difficoltà con la lingua?

Il mio livello di inglese quando sono arrivata era abbastanza buono, riuscivo a capire l’80% di quello che mi veniva detto e le difficoltà sono state solo iniziali. Mi ci è voluto solo un po’ di tempo per familiarizzare con la lingua e abituarmi all’accento.

Una cosa che ti è piaciuta del vivere a Londra, e una che non ti è piaciuta.

In una metropoli così grande come Londra si ha la grande fortuna di poter incontrare gente che viene da tutto il mondo e quindi scoprire nuove culture, tradizioni e usanze. Per me questo è stato l’aspetto più positivo. Per quanto riguarda l’esperienza lavorativa a Londra, di negativo assolutamente il fatto di essere trattati un po’ come macchine. Inoltre, siccome c’è tanta gente che cerca lavoro e quindi molta concorrenza, se tu ti lamenti di qualcosa è probabile che il giorno dopo invece di provare a risolvere il problema il datore di lavoro ti licenzi.

Perchè sei tornata in Italia?

Sono tornata principalmente perché avevo iniziato gli studi universitari e voglio assolutamente portarli a termine.

Cosa consiglieresti ai tanti italiani che sognano di lavorare all’estero?

Ai tanti italiani che sognano di vivere un’esperienza lavorativa a Londra, in particolare, consiglio vivamente di avere un progetto chiaro prima di partire, soprattutto se si vuole partire a tempo indeterminato. Anche perché se non si ha un progetto chiaro, una laurea, una specializzazione, con tutta la concorrenza che c’è, ci si ritrova poi a fare il cameriere, il portapizza, il lavapiatti o la receptionist. In ogni caso, bisogna crederci sempre e non abbattersi mai.

Grazie a Fabiola Vasta per la collaborazione.

 

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